È mercoledì 20 dicembre 2006.

Il sole è coperto da una distesa di nuvole grigie e, stranamente, non fa molto freddo. Verso le 15:00 al cancello si presenta una berlina di colore nero. So benissimo cosa sta per succedere e questo mi spaventa molto. È arrivato il momento, ma non sono pronta. Del resto chi lo sarebbe?
Immaginate la persona che più amate – può essere un genitore, un figlio, un amico o il compagno di vita – e improvvisamente doverla salutare per sempre. Non sapete quando sarà di nuovo possibile rivedervi, ma sapete per certo che il periodo d’assenza sarà lungo. Le emozioni che vi investono in quel momento sono tantissime. Vi potrebbe girare la testa e potreste non essere completamente lucidi. I mille pensieri e dubbi comincerebbero a devastarvi mentalmente, fino a non poter far altro che esplodere in un sentito e profondo pianto.
La sensazione che ho in questo momento è esattamente quella, ma non posso piangere. Non ancora. Non voglio far piangere ancora di più mamma. Senza rendermene conto, l’assistente sociale scende dalla macchina, prende la mia valigia e la carica nel bagagliaio. È tutto molto veloce.
Io e mamma ci abbracciamo forte, come solo noi abbiamo sempre fatto, e velocemente come facevo ogni giorno. In questo preciso istante sento di non potercela fare. Le lacrime iniziano a scendere una dopo l’altra bagnandomi completamente il viso. Lei mi sussurra qualcosa all’orecchio, poi mi volto e salgo in macchina. Rimango a guardarla dal vetro posteriore fino a quando diventa talmente piccola da scomparire.
Durante il tragitto l’assistente sociale cerca di sciogliere la tensione parlando con me, ma non dico una parola. Non ce la faccio. Sono troppo agitata e sconvolta da quello che mi sta succedendo.
Riesco a percepire solo un rimbombo lontano, come quando sei immerso in acqua e non riesci a distinguere i rumori. Sinceramente non mi rendo nemmeno conto di tutta quella strada. La testa è da tutt’altra parte.
In fin dei conti questa mattina mi sono svegliata come ogni altro giorno e, in appena cinque minuti, mi sono ritrovata a dire addio a tutto quello che fino a quel momento aveva fatto parte di me.

Riesco a pensare solo a questo.

Valentina Benetton

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