Mio Nonno

Mio nonno.
Un uomo alto, robusto, moro e con due brillanti occhi azzurri.
Non è mai stato bravo con le parole e nemmeno con i gesti, ma, nel suo modo, dimostra comunque quello che prova.
È sempre stato speciale per me. Forse perché non ho mai avuto una figura paterna nella mia vita e sin da quando ero piccola lui per me è la persona più forte del mondo, nulla mi spaventava al suo fianco.

Un uomo semplice, a tratti burbero, autoritario, ma con un grande cuore.
Sempre pronto ad aiutare gli altri, anche quando questi se ne approfittavano della sua bontà.
Non ha mai fatto mancare nulla a nessuno.
Forse solo il suo affetto, così, come se lo aspettano tutti.

Ricordo quando da piccolina mi divertivo a pettinarlo.
Mi mettevo in piedi sulla cassapanca dietro di lui, lo spettinavo tutto e poi, attrezzata di pettine e forbice, mi cimentavo in un perfetto barbiere. Lui se la rideva un sacco.
Ero tutta concentrata a pattinarlo e a tagliargli quei ciuffetti che aveva di troppo.
Ci mettevo tanto impegno, non lo consideravo mica un gioco!
Lui si lasciava fare tutto.
Era felice di giocare con me e glielo si leggeva chiaramente in faccia, dalle guance rosse agli occhi lucidi.

Era un banchiere per circostanza, ma ha dedicato tutta la sua vita a fare il fabbro, ciò che realmente amava.
Ricordo ancora quando lavorava nell’officina dell’amico. Ogni volta che potevo andavo a trovarlo.
In inverno era un luogo perennemente freddo, il calore lo si percepiva solamente davanti ai forni, mentre in estate era impossibile entrarvi.
Ricordo soprattutto questo forte odore di ferro arrugginito nell’aria, il rumore dei martelli che battevano ovunque, i cori delle canzoni paesane ormai dimenticate, le risate e il profumo di vino.
Mi piaceva moltissimo vederlo all’opera.
Il modo in cui sapeva creare dei capolavori da un semplice pezzo di ferro mi meravigliava tutte le volte.
Lui ci vedeva il mondo, io solo un’asta.
Creava ogni cosa lo ispirasse: foglie, cavalli, ballerine, rose e i suoi amatissimi ciclisti.
Tutto riusciva sempre a riprodurlo alla perfezione.

Ha amato la nonna, tanto.
E anche se mio nonno non lo sa, la sua morte si è portata via un pezzo di lui.
Il lato che più amavo, quello che lo rendeva semplicemente mio nonno, non c’è più.
Mi manca tutti i giorni.
La sua risata, le sue battute, il suo volermi bene…
Come quell’ultima candela che era rimasta accesa un’infinità di tempo, lui non ce l’ha più fatta e si è spento.

Ma grazie alle sue opere, anche se non è più presente nella mia vita, io lo vedo dappertutto e lo porto sempre con me.

Valentina Benetton 

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